Il territorio
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"Le acque di questo fiume sono di un uso infinito per questo paese."
G. Maironi da Ponte (1)

Da considerare anzitutto "arteria" del Bergamasco, il grande invaso del fiume Serio è di quelli che "fanno" un territorio, definendo quelle scansioni naturali che favoriscono anche il formarsi di gruppi umani, il loro organizzarsi e confluire verso particolari nodi urbani.

Il fiume condiziona fortemente la scelta dei siti per le differenti funzioni, risultando così un soggetto incisivo, imponente, in molti casi favorevole, in altri repulsivo. Volta a volta, secondo i tratti e le condizioni del corso, il Serio si presenta, infatti, come ostacolo o come elemento di mediazione.

Il territorio dello sbocco della Valle Seriana verso la Pianura presenta una conurbazione così intensa che in alcuni punti gli abitati si susseguono senza soluzione di continuità tra i piedi dei monti e l'alveo del fiume -aree di Vertova-Fiorano-Gazzaniga, Comenduno-Albino, Nembro-Alzano-Ranica.

Ciò si verifica in particolare per questi ultimi, situati principalmente sulla sponda destra del fiume, per la maggiore disponibilità di spazio, per una migliore esposizione al sole ma soprattutto per la posizione occidentale rispetto al Serio della strada principale.

Condizione leggermente diversa per l’abitato di Pradalunga, sulla sponda sinistra, in continuità con le aree di successivo sviluppo dei Comuni di Albino e Nembro.
La media valle presenta una notevole capacità di trasformazione nei rapporti sociali come negli elementi morfologici del territorio. Tale fenomeno ha portato da una ricchezza di tipo silvopastorale all'evoluzione artigianale e in seguito industriale.

Si é passati, così, negli ultimi due secoli, da una mutevole topografia di pascoli e boschi, alla trama delle piccole e medie fabbriche con la realizzazione di vie di comunicazione e la modificazione idrografica e idrologica del fiume.
Il fiume è stato sbarrato, deviato e incanalato in numerose rogge per fornire energia agli opifici della media e bassa valle; esso ha perso la sua naturale fisionomia per farsi manipolare dalle necessità dell'uomo.

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(1) Maironi Da Ponte G., 1990, Osservazioni sul Dipartimento del Serio, Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, (ristampa anastatica della seconda edizione con aggiunta, Bergamo 1803), p.10.

"Frenate da innumerevoli sbarramenti, rallentate, strozzate, invasate da millertifici, le sue acque vengono poi intercettate, deviate e infine sottratte all'alveo fluviale. Incanalate in grandi seriole e condotte fino agli stabilimenti, vengono poi restituite al fiume attraverso bocche di scarico, stramazzi, sfioratori; ma solo per poco ché appena più a valle altri ostacoli consentono di ripigliarne tutta la portata ed indirizzarla dove maggiore ne é la richiesta. Cento volte catturato e altrettante altre rilasciato, il Serio trascorre così la media e bassa valle al completo servizio di un paesaggio industrializzato che, nel rapporto con le risorse territoriali, ne ha privilegiato l'uso determinato fondamentalmente dal profitto." (2)


Figura 1. bocca di presa della roggia Morlana


L'equilibrio dell'ambiente percorso dal fiume Serio, l'equilibrio del fiume stesso, oggi è delicatissimo, anzi difficile.

La densità demografica elevata e la sempre maggiore richiesta di mobilità hanno determinato criticità evidenti quali la realizzazione della nuova S.S. 671; la notevole espansione urbanistica, con gli insediamenti residenziali e artigianaliproduttivi, ha sottratto aree verdi di fondovalle e spazi destinati all’agricoltura.

Il fiume è visto come infrastruttura tecnologica e tecnicistica, i fabbricati gli voltano le spalle per offrire il fronte alla strada. I nuovi insediamenti hanno inglobato i centri storici con criteri costruttivi e materiali nuovi, non tipici del luogo.

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(2) Pagani L. (a cura di), 1987, Il fiume Serio, Provincia di Bergamo Atti del corso, Romano di Lombardia, Albino, Clusone settembre-novembre 1987, Grafica Monti, Bergamo, pp.15-16.

Figura 2. Vista aerea dell'urbanizzato
lungo il fiume Serio
Figura 3. Vista aere adel fiume Serio


La situazione del tratto di fiume che interessa il Comuni non si discosta, purtroppo, dal quadro generale; in questa mediocre situazione l’unico elemento distintivo è rappresentato dai pregevoli terreni agricoli posti lungo il corso del fiume, tutt’oggi utilizzati anche con modalità intensive, nel comune di Ranica.


Figura 4. Le aree agricole a Ranica


Nonostante lo scenario difficile, rimangono lembi di territorio a verde da tutelare e recuperare per le valenze ecologiche intrinseche, per le potenzialità naturalistiche e per la sempre crescente richiesta delle popolazioni locali di spazi aperti di fruizione. Innanzitutto, tali superfici sono da connettere per reintegrare la funzione di corridoio ecologico primario del Serio, unitamente al potenziamento-ripristino della connettività del reticolo idrico principale e minore – torrenti Carso, Gavarno, Lonzo, Luio, Nesa, Riolo, Vallogno e rogge- che permea il tessuto urbano e raggiunge i versanti montuosi e collinari.


Figura 5. Il torrente Luio alla confluenza nel fiume


Inoltre, come è noto, la migliore qualità dell’ambiente accresce la qualità della vita dei cittadini e di chiunque vi entri in contatto, rispondendo al tempo stesso alle esigenze di rinaturalizzazione, valorizzazione e riappropriazione dell’asse fluviale dell’intera popolazione.

La presenza di lembi di territorio a verde, da tutelare o recuperare, induce a pensare ad un progetto che miri alla salvaguardia delle aree rendendole un sistema con differenti gradi di fruibilità.

A tal proposito, il Documento delle criticità – Allegato al Documento Strategico per il Piano Territoriale Regionale 2005 (3) , sottolinea l’importanza della mediazione tra naturalità e fruibilità:

“La gestione e valorizzazione della naturalità solleva diversi problemi legati alla tutela e alla fruibilità, due aspetti da mediare tenuto conto della vulnerabilità intrinseca dei vari tipi di sistemi naturali. La tutela suppone limiti alla pressione antropica e quindi alla accessibilità, ma la fruibilità del territorio sia nelle sue componenti naturali che nelle sue funzioni di supporto agli usi insediativi richiede una adeguata accessibilità.

L’attrattività di un territorio è quindi il risultato di una mediazione tra l’utilità della naturalità e l’utilità economica delle altre funzioni del territorio. La compensazione a seguito della decisione di un insediamento, deve prendere in conto anche la particolare utilità della naturalità (…).”

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(3) Documento delle criticità – Allegato al Documento Strategico per il Piano Territoriale Regionale 2005 (Versione integrata, approfondita e aggiornata del Documento strategico: una proposta per il confronto, del maggio 2004), PTR, Regione Lombardia, 2005